TESTIMONIANZE STORICHE

Nel corso delle vicende più drammatiche del Novecento, centinaia e centinaia di uomini hanno scritto: lettere informali, semplici o complesse per comunicare ciò che vedevano, per esprimere ciò che provavano, per comunicare sogni e speranze in un futuro diverso o per gridare la propria rivolta contro quello che la Storia stava portando.

Talvolta, per circostanze e motivi svariati, queste lettere sono state sottratte all’oblio e alla distruzione, diventando testimonianze insostituibili di eventi che non possono essere dimenticati. È il caso di due raccolte di lettere, divenute ormai famosissime: Ultime lettere da Stalingrado e Lettere di condannati a morte della Resistenza.

 

 

ULTIME LETTERE DA STALINGRADO

 

 

Questo libro è una raccolta di lettere scritte dai soldati al fronte, durante la seconda guerra Mondiale (’41-’45).Esse non arrivarono mai a destinazione, perché sequestrate da Hitler. Lui non voleva far capire il morale e le idee dei soldati alla gente che era a casa ad aspettarli. Queste lettere furono ritrovate alla fine della guerra. In quel periodo sul fronte russo, le truppe tedesche, dopo essere giunte fino a Stalingrado, incontrarono una fortissima resistenza (battaglia di Stalingrado), che durò dal Novembre 1942 fino al Gennaio 1943 e si concluse con l’accerchiamento dei tedeschi. In alcune lettere possiamo capire che i soldati sapevano già che di lì a poco sarebbero morti; altre esprimono la voglia di rivedere la propria famiglia e altre ancora si soffermano sul dolore per i compagni che non erano riusciti a sopravvivere. Ecco due esempi di corrispondenza:

Da questa maledetta città ti ho già scritto ventisei volte e tu hai risposto a diciassette lettere. Ora ti scrivo ancora una volta e poi mai più.Ecco, l’ho detto, ci ho pensato a lungo cercando la maniera di formulare questa frase così importante e dirti tutto in modo, però, da non farti tanto male. Mi congedo da te, perché la decisione è stata presa già da stamattina. Non voglio toccare nella mia lettera l’aspetto militare della questione: è un fatto che riguarda solo i russi. Si tratta soltanto di vedere per quanto tempo ancora noi dureremo: ancora un paio di giorni o un paio d’ore.Abbiamo davanti agi occhi la nostra vita. Ci siamo rispettati e amati e abbiamo atteso per due anni. È stato giusto, in un certo senso, che il tempo ci abbia diviso: ha aumentato il desiderio di rivederti, ma ha pure facilitato di molto il distacco. Ed è il tempo che può rimarginare la ferita per il mio mancato ritorno. In gennaio avrai ventotto anni, è ancora un’età molto giovane per una donna tanto bella, ed io sono contento di averti sempre potuto fare questo complimento. Sentirai molto la mia mancanza, ma non sfuggirai gli altri per questo. Lascia passare un paio di mesi, ma non di più. Gerdrud e Claus hanno bisogno di un padre. Non dimenticare che devi vivere per i figli, non darti tanta pena per il loro padre. I bambini dimenticano in fretta, soprattutto alla loro età. Guarda bene all’uomo che scegli, sta’ attenta ai suoi occhi e a come stringe la mano, come abbiamo fatto noi, e non sarai delusa. Una cosa soprattutto: educa i bambini a diventare gente che può camminare a testa alta e che può guardare in faccia a tutti. Ti scrivo queste righe col cuore pesante. Del resto tu non mi crederesti, se ti dicessi che mi è facile scrivere così, ma non ti preoccupare, non ho paura di ciò che avviene. Ripetilo sempre e continuamente, e anche ai bambini, quando saranno più grandi, che il loro padre non è mai stato un vigliacco e che anche loro non dovranno esserlo mai.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

...Mi è molto difficile questa lettera e lo sarà anche per te. Non vi sono buone notizie. E la situazione non è migliorata, per il fatto di avere aspettato dieci giorni. La nostra posizione è ora così grave da farci temere che fra poco saremo tagliati fuori dal resto del mondo. Ci hanno assicurato poco fa che questa corrispondenza partirà ancora di certo.Se sapesse che si presenterà un’altra occasione, aspetterei ancora, ma non lo so e, bene o male, devo parlare. La guerra per me è finita. Mi trovo all’ospedale di Gumrak e aspetto che mi si porti via con un aereoplano. Benché lo aspetti con tanta ansia, la partenza è sempre rimandata. E’ per me una gran gioia ritornare a casa, ed anche per la mia cara moglie, cioè per te. Ma non sarà per te una gioia lo stato in cui ritorno a casa. Sono completamente disperato quando penso di starti davanti così mutilato. Ma tu devi saperlo alla fine: le mie gambe sono state sparate via. Sarò sincero con te: la gamba destra è completamente stritolata e me l’hanno amputata sotto il ginocchio, la sinistra è stata tagliata dalla coscia. Il medico capo dice che con un apparecchio potrei ancora camminare come un uomo sano. Il medico capo è un brav’uomo. Spero che abbia ragione. Ora lo sai già. Cara Elisa, vorrei soltanto sapere cosa ne pensi. Io ho tempo tutto il giorno e non faccio che pensarci. Io ti penso tanto: ho anche desiderato d’esser morto, ma è un peccato grave, e non ci si deve esprimere così. Dentro questa tenda giacciono più di ottanta uomini, ma di fuori i camerati non si contano. Attraverso la tenda li si sente gridare e ansimare, e nessuno può aiutarli. Accanto a me c’è un sottufficiale di Bromberg con una grave ferita al ventre. Il medico capo gli ha detto che andrà a casa presto, ma all’infermiere ha detto "non arriva a stasera, lascialo riposare, intanto".Il medico capo è proprio un brav’uomo. Dall’altra parte, accanto a me, vicino alla parete, c’è un contadino delle parti di Breslau, che non ha più un braccio ed è senza naso: mi ha detto che ora non ha più bisogno del fazzoletto. Quando gli ho chiesto cosa avrebbe fatto, se avesse dovuto piangere, "tutti qui, -mi ha risposto, -anche tu ed io, non avremo più occasione di piangere: presto, per noi, piangeranno gli altri".

 

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