Storia di una Capinera

Anche l’esordio di Verga nell’estate del 1869 fu un romanzo epistolare. Ambientato in una cornice di vita borghese siciliana, Storia di una capinera è centrato sull’infelice vicenda d’amore di una ragazza che la consuetudine di un ambiente e di un costume vogliono destinata al convento.

Maria, la giovane protagonista, è una monaca che, durante un periodo trascorso fuori dal convento, scrive quasi quotidianamente all’amica Marianna.

Nelle sue lettere parla di sé, della sua famiglia, della vita che conduce in campagna e soprattutto della gioia dell’amore.

Maria, infatti, scopre lo spontaneo e irresistibile sentimento mai provato, ma questo le dà gioia e turbamento insieme; l’amore a poco a poco si trasforma in passione, gelosia, ossessione, fino a farle percorrere tutte le tappe verso la follia.

Verga, scrivendo il dramma della vita di questa fanciulla attraverso le sue lettere, adotta il punto di vista della protagonista, offrendo al lettore un accesso immediato e emotivamente forte alla realtà della ragazza.

 

 

 

 

 

8 febbraio 1856

Tu mi scrivi che sei felice, che sei contenta anche fuori del convento. Ringrazia il buon Dio, Marianna mia, che ti ha serbato la mamma, che non ti ha fatto nascere povera, che non ti ha confitto nel cuore questa spina, che non ti ha fatta debole, isterica, nervosa, malaticcia.[...]

Ora che son ritornata presso alla mia buona Filomena, che ha pietà delle mie pene e mi procura il conforto di scriverti e di ricevere le tue lettere, ti scriverò qualche altra volta prima di profferire i voti solenni. Tu verrai alla cerimonia, non è vero? Voglio dire addio a tutti coloro che mi son cari attraverso a quella gelosia, tra il fumo degli incensi e il suono dell’organo. Voglio che tutti quei volti amici mi confortino nell’arduo passo, perché il mio povero cuore è debole; ho bisogno di poter fissare i miei occhi nei tuoi e in quelli del babbo, di mia sorella, di Gigi, di Annetta, allorché sentano la forbice stridere tra i miei capelli...Ho paura, ho paura, Marianna!...Ho paura di quelle forbici...Ho paura di quel momento!...Ho paura di lui...Se egli venisse in chiesa quel giorno!...Dio mio! No! No! Son debole, Dio mio! No! per pietà!...[...]

 

 

 

17 agosto

Signore! Grazie! Grazie! Mi sento rinascere [...] non voglio più pensare, non voglio rimaner più sola; il pensiero è il nostro male, la nostra tentazione.

Non ti scriverò più, Marianna; poiché per scriverti dovrei rammentare...non voglio più rammentarmi di te, di mio padre, di nessuno!...

Perdonatemi, miei cari...il cuore è un gran pericolo... se ci potessimo strappare il cuore, saremmo più vicini a Dio![...]

Se tu mi vedessi, mia povera Marianna! sono diventata una larva; se vedessi le mie mani, il mio viso, i miei occhi! il mio povero petto è tutto una febbre che mi divora con denti di brace; se mi sentissi a tossire e ti trovassi presso di me quando i dolori del male sono più forti del mio coraggio!

È meglio che tu non mi vegga più, Marianna mia, che nessuno mi vegga ... nessuno! Ho, quasi, direi il pudore della mia malattia, il mio babbo trova sempre nella sua cecità provvidenziale mille ragioni per illudersi e non vedere lo stato in cui sono.[...]

 

 

 

 

 

 

Questa è l’ultima lettera di Suor Filomena indirizzata a Marianna. In questo momento Maria è all’ospedale in gravi condizioni, la sua vita è appesa a un filo, non ha più forze, ma un unico desiderio...

 

Stimatissima signora Marianna

 

Quella povera suor Maria, che Dio abbia in pace l’anima sua![...]

Le sue lagrime scorrevano così abbondanti che una delle converse si mosse a pietà e le asciugò il viso, che la poveretta l’aveva tutto bagnato e non ci vedeva più.

Poi agitò le labbra come se chiamasse; io mi chinai su di lei; fece uno sforzo per accostare il suo viso al mio, e mi sussurrò all’orecchio quel suo intimo desiderio con uno stento affannoso che spezzava il cuore... il rantolo la soffocava.

Indovinai più che non mi dicesse. Corsi a prendere l’involto che mi aveva designato, e allorché me lo vide fra le mani sorrise come sorridono gli angeli nel paradiso...

Quando il rantolo non la soffocava, diceva sempre: "Per lui! Per lui".

Sarà stato delirio. Volle che le facessi veder tutto: i fogli, i capelli, il crocifisso, le foglie secche; le baciò, le baciò tanto, che una di quelle foglie l’ho tolta dalle sue labbra dopo morta.

Poi volse appena il capo dall’altra parte e sospirò lievemente... parve che si addormentasse... e si addormentò per sempre.

 

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