IL POSTINO DI NERUDA

Il postino di Neruda, del cileno Antonio Skarmeta, è un romanzo del 1985, diventato famoso in Italia per la trasposizione cinematografica di Massimo Troisi.

La vicenda è ambientata a Isla Nigra, un’isoletta di pescatori del sud del Cile, povera e dimenticata dal mondo. Qui arriva, nel 1969, il grande poeta Pablo Neruda, famoso non soltanto per la sua poesia, ma anche per l’impegno sociale e politico profuso, per la vicinanza alle classi più povere, per l’umanità che lo contraddistingue.

L’arrivo di Neruda porta subito con sé nuove esigenze, prima fra tutte la necessità di un postino su un’ isola dove nessuno ha mai ricevuto una lettera. E’ Mario Jimenez a coprire quel nuovo incarico, che porterà nella sua vita molti cambiamenti. Primi fra tutti una significativa amicizia con Pablo e la scoperta della poesia, che lo condurrà a conquistare l’amata Beatriz.

Mario porta tutti i giorni decine e decine di lettere al Poeta, che diventerà per lui una presenza quotidiana importantissima. Così la partenza del poeta per Parigi, insieme alle successive vicende politiche, rappresenteranno per Mario la scoperta di un mondo molto più grande della sua isola e la presa di coscienza politica negli anni cruciali dell’esperienza socialista di Salvador Allende e del colpo di Stato del colonnello Pinochet.

Il passaggio dal piccolo mondo di pescatori alla realtà del mondo più vasto è simboleggiato, nel romanzo, proprio dalla scoperta delle possibilità della scrittura e dalla prima e unica lettera che Mario riceverà.

Ecco il brano che narra della lettera spedita da Pablo Neruda al suo amico postino durante il suo soggiorno a Parigi.

"Con le mani tremanti dispose il contenuto dinanzi agli occhi e prese a sillabarlo, badando a non saltare neppure il segno più insignificante:

Ca-ro Ma-rio Ji-me-nez dai pie-di a-la-ti".

La vedova gli strappò la lettera con una zampata e cominciò a leggere scivolando sulle parole senza pause né intonazioni:

"Caro Mario Jimenez dai piedi alati, sempre presente Beatriz Gozàlez in Jimenez, scintilla e incendio di Isla Nigra, eccellentissima signora Rosa vedova Gonzalez, caro futuro erede Pablo Neftalì Jimenez Gonzales, delfino di Isla Nigra, esimio nuotatore nella tiepida placenta di tua madre, e quando uscirai alla luce del sole, re degli scogli e degli aquiloni, nonché campione nel fugare i gabbiani, cari tutti, carissimi quattro.

Non vi ho scritto prima come avevo promesso perché non volevo mandarvi soltanto una cartolina con le ballerine di Degas. So che questa è la prima lettera che ricevi in vita tua, Mario, e doveva arrivare quanto meno in una busta; altrimenti non vale. Mi diverte pensare che questa lettera te la sei dovuta consegnare tu stesso. Mi devi raccontare tutto dell’Isla e dirmi a che cosa ti dedichi ora che la posta mi arriva a Parigi. E’ sperabile che non ti abbiano cacciato dalle poste e telegrafi per assenza del poeta. O forse il presidente Allende ti ha offerto qualche ministero?

Fare l’ambasciatore in Francia è per me nuovo e scomodo. Ma c’è in questo una sfida. In Cile abbiamo fatto una rivoluzione alla cilena molto ammirata e discussa. Il nome del Cile è straordinariamente in auge. Hmmm!"

"L’hmmm! È mio", intercalò la vedova , immergendosi di nuovo nella lettera.

" Vivo con Matilde in una camera così grande che sarebbe sufficiente per alloggiare un guerriero e il suo cavallo. Eppure mi sento molto, molto lontano dai miei giorni alati d’azzurro nella casa di Isla Nigra."

"Vi rimpiange e vi abbraccia il vostro vicino e mezzano Pablo Neruda."

"Era tutto?"

"Che altro voleva, genero mio?"

"Quella cosa col PS che si aggiunge quando si è finito di scrivere"

" No, non c’è nessun PS o scemenze del genere"

"Mi sembra strano che sia così corta. Perché a guardarla da lontano sembra più lunga"

"Il fatto è che la mamma l’ha letta in fretta" disse Beatriz

[…]

" Ma lei non legge le parole, se le inghiotte, signora mia!. Le parole bisogna assaporarle. Bisogna lasciare che si sciolgano in bocca".

[…]

"Poscritto" si mise a ballare il ragazzo, e impresse un bacio sulla guancia della suocera. "Avevo ragione, signora. PS. Lo dicevo che non poteva esistere una lettera senza poscritto. Lo sapevo che la prima lettera della mia vita avrebbe avuto il poscritto: Adesso è tutto chiaro, suocerina mia. Lettera e poscritto.

"Bene" rispose la vedova "lettera e poscritto. E’ per questo che piangi?"

"Io?"

 

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