LETTERA A UNA PROFESSORESSA

 

Lettera a una professoressa rappresenta la sintesi del lavoro svolto dai ragazzi di Barbiana durante gli anni di lavoro con Don Milani. Nei suoi carteggi privati, il parroco sottolinea l’autenticità di quegli scritti, che presentano nei pregi e nei limiti, il punto di approdo del loro lavoro.

I ragazzi di Barbiana immaginano di scrivere a un’insegnante di una scuola pubblica tradizionale per spiegarle i motivi delle loro scelte di studio, il rapporto che per loro esiste tra scuola e realtà lavorativa, gli effetti che la selezione delle scuole normali provocano sui figli del popolo, come loro sono. Contemporaneamente sottolineano il grande valore che l’istruzione ha per la loro emancipazione da una realtà di povertà e sfruttamento, l’impossibilità di rinunciare alla cultura, unico mezzo di liberazione.

A partire da bisogni concreti e dalla loro realtà, i ragazzi hanno scoperto di dover studiare matematica e italiano, tedesco e inglese. Ma hanno anche imparato che non è la conoscenza della genealogia di Enea a fornire strumenti di comprensione della loro realtà, e che importa di più farsi capire in Germania che studiare le eccezioni grammaticali del tedesco: questo è l’ordine delle priorità per loro, questo è l’ordine che la scuola tradizionale non vuole accettare, buttandoli nel grande calderone dei bocciati. Questo è ciò che divide i "figli del popolo" dai "figli di papa", ed è l’ingiustizia a cui i ragazzi non vogliono sottostare.

 

 

Le bambine

"...Delle bambine di paese non ne venne neanche una. Forse era la difficoltà della strada. Forse la mentalità dei genitori. Credono che una donna possa vivere anche con un cervello di gallina. I maschi non le chiedono d’essere intelligente. È razzismo anche questo. Ma su questo punto non abbiamo nulla da rimproverarvi. Le bambine le stimate più voi che i loro genitori..."

 

 

 

Senza distinzione di lingua

"...Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo. Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza ,parla come voi. Appartiene alla ditta. Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla. E il babbo serio: "Non si dice lalla, si dice aradio". Ora,se possibile,è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola. "Tutti i cittadini sono eguali senza distinzione di lingua". L’ha detto la Costituzione pensando a lui...."

 

Uomini prima del tempo

"...Lo Stato s’è scordato di loro. Non li scrive più nel registro scolastico e non li scrive ancora in quello delle forze di lavoro. La legge 29-1-1961 "Sulla tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli" proibisce il lavoro prima dei 15 anni. Non vale per l’agricoltura. È giusto.La razza inferiore non ha fanciulli. Siamo tutti uomini prima del tempo..."

 

Cretini o svogliati

"...Voi dite d’aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa questi dispetti ai poveri. È più facile che i dispettosi siate voi...."

 

Il nazista

"...Cerco di capirvi. Avete un aspetto così rispettabile. Non avete nulla del criminale. Forse qualcosa del criminale nazista. Cittadino onestissimo e obbediente che registra le casse di sapone. Si farebbe scrupolo a sbagliare una cifra,ma non domanda se è sapone fatto con carne d’uomo..."

 

La scuola comunista

"...La scuola comunista proporrebbe qualcosa di meglio. Ma non vorrei essere maestro e dover misurare le parole. Vedere negli occhi dei ragazzi il dubbio: dice quello che è vero o quello che conviene? È proprio necessario pagare l’eguaglianza a questo prezzo?..."

 

Il compenso dei poveri

"...Gianni disgraziato perché non si sa esprimere, appartiene al mondo grande. Pierino fortunato perché sa parlare, disgraziato perché parla troppo e non ha nulla d’importante da dire. La scuola selettiva è un peccato contro Dio e contro gli uomini. Ma Dio ha difeso i suoi poveri. Voi li volete muti e Dio v’ha fatto ciechi..."

 

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