LE LETTERE RIFLESSIONE

Spesso gli uomini usano la forma scritta per chiarire, a se stessi e agli altri, riflessioni e ragionamenti che richiedono un pensiero approfondito e complesso.

Talvolta questi scritti hanno un carattere privato e non hanno neppure un destinatario specifico: sono appunti, idee, spunti per nuove riflessioni.

Altre volte, invece, questi scritti sono destinati a un interlocutore e fanno parte di un "dibattito scritto" che proprio per il suo carattere risulta più pacato e meditato di ciò che normalmente avviene a voce.

La lettera-riflessione, cioè, presenta tutti i vantaggi della parola scritta , favorendo processi di pensiero fondamentali per la crescita dell’individuo e della società.

Essa, inoltre, permette di raggiungere un pubblico molto vasto attraverso la pubblicazione su giornali, se si tratta di lettere brevi, sotto forma di saggio se si tratta di elaborazioni più lunghe.

È quello che ha fatto, in anni recenti, la giornalista Oriana Fallaci, che ha scelto un interlocutore immaginario e suggestivo, per parlare della vita, del mondo, dell’essere donna oggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO

 

Questo monologo è stato scritto da Oriana Fallaci.

Quarantatre edizioni e 2.500.000 copie solo vendute in Italia.

Tradotto in ventidue paesi: un libro che ha appassionato e commosso tutto il mondo.

 

"A chi non teme il dubbio

a chi si chiede i perché

senza stancarsi e a costo

di soffrire

di morire

A chi si pone il dilemma

di dare la vita o negarla

questo libro è dedicato

da una donna

per tutte le donne"

 

 

 

Lettera a un bambino mai nato è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui sappiamo soltanto che vive nel nostro tempo, sola, indipendente, e lavora.

Il monologo comincia nell’attimo in cui ella avverte d’essere incinta e si pone l’interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringere alla vita quel figlio? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo paradossale di avere una risposta la donna spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà è un sogno, la giustizia un imbroglio, il domani un ieri, l’amore una parola dal significato non chiaro. Però mentre il discorso procede, razionale e insieme appassionato, un secondo problema emerge: il rapporto tra se stessa e il figlio. Una seconda domanda esplode: è giusto sacrificare una vita già fatta a una vita che ancora non è? E il monologo diventa quasi una confessione alla propria coscienza, mentre il dramma matura nutrito dagli altri personaggi. Sette personaggi anch’essi senza nome né volto né età né indirizzo: il padre del bambino, l’amica femminista, il datore di lavoro, il medico ottuso, la dottoressa moderna, i vecchi genitori. Tutti testimoni ignari di quel rapporto impossibile, basato su un’altalena di amore e di odio, di tenerezze e di risse, infine esasperato dalla rivolta di una creatura intelligente che accetta la maternità ma da quella si sente derubata. E’ in tale rivolta che la donna lancia la sfida definitiva a suo figlio: a lei il diritto di esistere senza lasciarsi condizionare da lui, a lui il diritto di decidere se vuole esistere o no. Il bambino decide, e non solo per se stesso.

Il suo rifiuto della vita, ora che sa quanto sia faticosa e difficile, coinvolge infatti la madre.

E nel modo più crudele, cioè attraverso un processo che ne deciderà la colpevolezza. Il nodo del libro è il Processo, celebrato da una simbolica giuria di cui fanno parte i sette personaggi. Poi, in una accavallarsi di suspence, l’allucinante colpo di scena e il verdetto con cui si conferma che è sempre la donna a pagare.

 

 

Ed ecco alcuni brani tratti dal libro dal titolo "LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO", particolarmente significativi e toccanti.

 

"Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita strappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, si è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi.[...]

 

"Nel mondo in cui ti accingi ad entrare, e malgrado i discorsi sui tempi che mutano, una donna che aspetta un figlio senza essere sposata è vista il più delle volte come una irresponsabile. Nel migliore dei casi, come una stravagante, una provocatrice. O un eroina. Mai come una mamma uguale alle altre.[...]

 

"Sopra di me c’è un soffitto bianco e accanto a me, dentro un bicchiere, ci sei tu. Non volevano che ti vedessi ma li ho convinti affermando che era mio diritto e ti hanno posato lì: con una smorfia di disapprovazione. Ti guardo, finalmente. E mi sento beffata perché non hai proprio nulla in comune con il bambino della fotografia.[...]

 

"Ora è notte: il soffitto bianco sta diventando nero. E fa freddo. Meglio che infili il cappotto per scendere giù. Via,andiamo: ti porto. Vorrei tenerti fra le braccia. Posso appoggiarti su una palma di una mano. Ed è tutto. Purché un colpo di vento non ti rubi. Ecco una cosa che non capisco: può rubarti un colpo di vento e tuttavia pesi tanto, barcollo. Dammi la mano, ti prego: così. Bravo. Ora sei tu che mi conduci , mi guidi. Ma allora non sei un uovo,non sei un pesciolino: sei un bambino! Mi arrivi già al ginocchio. No, al cuore. No, alla spalla. No, al di sopra della spalla. Non sei un bambino, sei un uomo! Un uomo con dita forti e gentili. Ne ho bisogno ormai: sono vecchia. Non riesco nemmeno a scendere i gradini se non mi sorreggi. Ricordi quando andavamo su e giù per questa scala, attenti a non cadere, stretti l’uno all’altra in un abbraccio di complicità? Ricordi quando ti insegnavo ad andarci da solo,camminavi da poco,e contavamo i gradini ridendo? Ricordi come imparavi aggrappandoti ad ogni

sporgenza,ansimando,mentre io ti seguivo con le mani tese? E il giorno in cui litigammo perché non ascoltavi le mie raccomandazioni?Dopo mi dispiacque. Volevo chiederti scusa ma non mi riusciva.Ti cercavo di sotto le ciglia e anche tu mi cercavi di sotto le ciglia finché ti fiorì sulle labbra un sorriso e compresi che avevi compreso.Poi cosa accadde? Il mio pensiero si appanna… le mie palpebre sembrano piombo… E’ il sonno o la fine? Non devo cedere al sonno, alla fine. Aiutami a restare sveglia, rispondimi: fu difficile usare le ali?"

 

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