Le lettere informali

Le lettere informali, nascono principalmente come mezzo di comunicazione per stabilire un contatto tra persone che si conoscono, o hanno qualcosa in comune, come ad esempio l’età, gli amici, o anche solo gli interessi. Per sua definizione si tratta di una forma di scrittura elastica e adattabile, con poche regole fisse, capace di adattarsi ad ogni tipo di messaggio.

La lettera informale ha due principali funzioni: di tipo informativo e di tipo espressivo. Nel primo caso sono state usate per secoli come mezzo di contatto tra persone lontane e sono state quasi del tutto soppiantate dall’uso del telefono.

Nel secondo caso, invece, la lettera ha continuato a mantenere la sua vitalità, ed ha saputo evolversi anche da un punto di vista tecnico. Al giorno d’oggi, infatti, molte lettere viaggiano su posta elettronica, che si dimostra rapidissima ed economica. Le lettere informali scritte via e-mail hanno regole ancora più semplificate,e spesso anche le norme grammaticali sono sostituite da criteri di economicità e rapidità.

Carta e penna, però, continuano ad essere il mezzo più adatto per chi voglia esprimere sentimenti ed emozioni profonde: le lettere d’amore, le prove di amicizia, le riflessioni, richiedono tempo e raccoglimento, non vanno d’accordo con la fretta e i ritmi della vita frenetica.

L’efficacia della lettera anche per comunicazioni di tipo non personale consiste nel coinvolgimento diretto e forte dell’interlocutore, che si sente chiamato in causa in prima persona. Per questo motivo viene utilizzata anche su giornali e riviste, come appello sociale o politico, come forma letteraria

Ecco le principali caratteristiche di questo genere di scrittura nella sua forma più diffusa: la lettera privata.

· il destinatario: si tratta di persone alle quali ci si sente legati o alle quali si intende esprimere sentimenti, riflessioni, pensieri.La lettera è destinata esclusivamente a questa persona, il suo carattere esclusivo e privato ne sono la caratteristica principale.

· lo scopo: gli scopi possono essere dei più svariati, ma in generale è dare notizie di sé, così come confidarsi, o anche solo riflettere. Ci sono lettere in cui si prende posizione rispetto ad un problema o si esprime un commento su di un fatto accaduto.

· il contenuto: i contenuti delle lettere sono sempre legati al loro scopo ed al destinatario. Spesso ci si esprime in modo allusivo, perché si conta sulla "complicità" del destinatario e, in ogni caso, c ’é uno spazio mentale comune tra chi scrive e chi riceve la lettera.

· il linguaggio: le lettere informali offrono agli autori un’ampia scelta per quanto riguarda sia il lessico che la sintassi. È permessa maggiore libertà di gergo o l’uso di parole che hanno significato solo per l’emittente e il destinatario. Possono comparire nelle lettere anche espressioni non del tutto corrette, che riflettono la lingua parlata e rendono più immediato il testo.

· struttura del testo: la lettera presenta una struttura abbastanza fissa, che prevede un’apertura (Caro...) e un congedo con i saluti e la firma. Può essere libera, anche se é possibile riconoscerne un inizio e un corpo centrale.

Ecco un esempio di lettera informale tratto dal libro "Briciole" di Alessandra Arachi.

L’autore della lettera é un tossicodipendente, che scrive alla sua più intima amici, poco prima di morire, descrivendo le sensazioni ed il dolore già provati, che in quel momento lo colpiscono quasi uccidendolo.

Egli descrive all’amica un mondo riscoperto e ritrovato, di cui la droga non fa più parte. E’ con questa immagine che il ragazzo , convinto di essere uscito dal tunnel della droga, ripercorre il suo passato, il dolore e la fatica per riconquistare il proprio diritto alla vita. Ma proprio quando è ormai sicuro di avere vinto la sua battaglia, volendo dimostrare la sua superiorità di fronte al bisogno irrefrenabile di una dose, sceglie di farne uso ancora una volta, morendo però di overdose.

Lo sai? Sono quattro giorni che non tocco roba. Non ne avevo. Ma ieri mi sono svegliato contento.

E ho scoperto quanto è meravigliosa la vita quando al mattino apri gli occhi e riesci a vedere che fuori dalle finestre c’è la luce. E che è una luce chiara, limpida. Finalmente ho vinto. Ho vinto io. È passata Roberta prima, mi ha portato un pizzico di ero. Poi quando ci rivedremo ti devo parlare di lei. Di Roberta, intendo. Ti piacerebbe, sai, perché anche a lei piacciono i sogni. Ha gli occhi verdi e quando stiamo insieme mi prende sempre la mano. La sua mano mi tiene compagnia, anche se Roberta va sempre di fretta. Solo la settimana scorsa una notte si è fermata, non sapeva dove dormire, mi ha detto. E si è stesa nel mio letto. Vicino a me. Credo avesse preso un acido (buchi Roberta non se ne fa mai), perché aveva la lingua bollente mentre mi leccava per tutto il corpo. Anche i suoi seni erano bollenti.

Pure io ho preso un acido, per amarla fino in fondo. Di ero Roberta non ne aveva quella notte. Non la trovava più da qualche giorno, mi ha detto.

Non l’ho più vista fino a stamattina. Mi ha portato questo pizzichino. Accontentati, mi ha detto, con questi chiari di luna è tutto quello che ho trovato. Poi è scappata via, sparita nel nulla, come al solito.

Ma adesso non ci soffro più se lei sparisce. Anche perché non so più che farmene della roba che mi da.

Ora il pizzichino che mi ha portato l’ho messo qui vicino, sta qui sopra il comodino. Ah, ma se lo volessi sul comodino ci rimarrebbe, adesso e sempre. Ora so che finalmente ho smesso, so che posso fare a meno di questa schifezza; quando e come voglio. E proprio perché sono così tranquillo che questo pizzichino me lo sparo subito. Il bicchiere della staffa, sai, per brindare alla fine di un incubo.

 

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