ESPERIENZE SOCIALI E EDUCATIVE

 

Le lettere , sia nella forma di carteggi privati, sia sotto forma di elaborazione collettiva, hanno rappresentato un importante strumento di diffusione e condivisione di esperienze particolari, di percorsi possibili ed auspicabili, di esempi illuminanti.

Nel campo delle esperienze sociali e educative, una personalità di grande spicco e di grande competenza diede un apporto rilevante alla formazione di una scuola democratica:

don Lorenzo Milani.

 

Don Lorenzo nacque a Firenze il 27 maggio del 1923.

Nel 1930 la sua famiglia si trasferì a Milano dove Lorenzo studiò fino alla maturità classica.

Successivamente si trasferì a Sant‘Andrea di Barbiana dove l’anno successivo fondò una scuola per i ragazzi del popolo che avevano finito le elementari.

Don Milani aveva delle idee molto chiare sul ruolo della scuola, infatti egli era convinto che la cultura fosse lo strumento più importante per raggiungere una buona posizione all’interno della società e per far riconoscere i propri diritti, in una società in cui contavano solo le persone più ricche che erano già avvantaggiate dall’ambiente culturale in cui vivevano.

Inoltre don Milani sosteneva che le materie di studio dovevano avere una forte utilità pratica: ad esempio era importante sapere parlare le lingue straniere per farsi capire all’estero nel caso si emigrasse.

Nel 1960 fu colpito dai primi sintomi del male che sette anni più tardi lo portò alla morte.

Nel 1965 i ragazzi della scuola di Barbiana sotto la guida di Don Lorenzo iniziarono la stesura di Lettera a una professoressa che fu pubblicata nel maggio del 1967.

Don Lorenzo morì a Firenze un mese dopo, il 26 giugno 1967.

 

LETTERE DI DON LORENZO MILANI

(Priore di Barbiana)

 

Dopo la morte di Don Lorenzo vennero trovate numerose lettere che costituivano la fitta corrispondenza tenuta con molte persone nel corso della sua vita.

I ragazzi di Barbiana ritennero che non fosse giusto tenere chiuse in un cassetto pagine così ricche di insegnamenti e così importanti per capire Don Lorenzo, la sua opera e le ragioni delle sue scelte; esse vennero pubblicate e lette da un pubblico molto interessato alla formazione del pensiero di questo sacerdote.

Il libro è formato da 127 lettere, dal 1950 al testamento spirituale.

In queste lettere c’è la testimonianza viva di una eccezionale esperienza umana, religiosa e educativa.

Ne presentiamo alcune:

 

A FRANCESCA ICHINO – MILANO

 

Barbiana, 23.6.1959

Cara Francesca,

scusi il ritardo dovuto ai soliti esami. Ieri bocciati tutti e sei in ginnastica! La loro enciclopedica cultura aveva evidentemente una lacuna: quella dell’arte militare. Non posso far altro che battermi il petto e sperare che nelle altre materie vada diversamente.

Oggi hanno il disegno, ultima delle prove scritte e manuali, e domani cominciano gli orali.

Escon di casa alle cinque di mattina e son di ritorno verso le tre o le quattro. Il ritorno è una cosa molto poetica! Donne, vecchi, bambini, prete son già un’ora prima a scrutare in fondo alla valle finché si vede un po' di fumo che è il treno. Allora si parte tutti dalle nostre case e, sempre con gli occhi fissi a un nastrino bianco, che è la strada, ci si avvia verso il posto dove arriva la macchina. Finalmente appare un puntolino nero che solo chi è di quassù sa riconoscere per un 'automobile.

E un quarto d’ora dopo arriva l’automobile piena di notizie che i genitori analfabeti ascoltano con venerazione come s’ascolta il respiro misterioso dello stregone.

Concludendo mi pare che non sia azzardato dire che il professore che bocciasse questi ragazzi è un venduto alla CONFINDUSTRIA e alla massoneria ecclesiastica e che non è facile che le cose gli vadano bene né a lui né ai suoi nipoti per cinque o sei generazioni.

Ho avuto la rivista di cui ringrazio di cuore. Ne ho letti diversi articoli interessanti seri e intelligenti. Potranno però quegli uomini dire tutta la verità, anche quella che scotta? Oppure hanno qualcuno sopra di sé con le forbici? Mi sento in presenza loro come il lontano di fronte al prete. Una diffidenza istintiva verso chi è soggetto a uomini. Ho sperimentato che è possibile vivere nella Chiesa e fare il parroco senza mai tacere qualcosa che si pensa. Bisogna ch’io renda alla mia Chiesa questa testimonianza. Ma si può fare il gesuita senza dir bugie ?O senza tacere la verità?Alla fine dell‘anno vi dirò cosa mi sarà parso.

Un affettuoso saluto a tutti.

E quando avremo la gioia di metter la tuta a Pietro?

Ieri ho accompagnato i ragazzi a Firenze per la prova d’officina e traversando le strade con sei ragazzi in tuta azzurra facevamo voltare tutte le teste. Gli studentelli delle medie se li mangiavano con gli occhi. è la toga virile del nostro secolo. E a defraudare i ragazzi si paga con la nevrosi!

Auguri a lei e un saluto a tutti, vostro

Lorenzo

P.S. Idea geniale, sapientemente graduata di snob e di sociale. Perché le signore di "Rinascita" non mettono su uno stanzone con 100 morse, 50 gratuite e 50 a pagamento? Le 50 morse a pagamento servono per sostituire il tennis dei loro figlioli e le 50 gratis sono per insegnare un mestiere a qualche bambino di qualche loro assistito. E poi naturalmente ci vogliono 100 tute eguali. E quando si accompagnano i figlioli in macchina fermarsi cinque strade più in là.

 

 

A Mario Lodi-Piadena

 

Barbiana,2.11.1963

Caro maestro,

le accludo la lettera. La ringrazio d’averci proposto quest’idea perché me ne sono trovato molto bene. Non avevo mai avuto in tanti anni di scuola una così completa e profonda

occasione per studiare coi ragazzi l’arte dello scrivere.

Ogni ragazzo ha un numero molto limitato di vocaboli che usa e un numero molto vasto di vocaboli che intende molto bene e di cui sa valutare i pregi, ma che non gli verrebbero alla bocca facilmente. Il testo è cioè al livello culturale dell’orecchio di questi ragazzi, non al livello della loro penna o della loro bocca.

Le descrivo come abbiamo proceduto.

- Primo giorno: abbiamo composto liberamente una lettera a voi sul tema: "Perché vengo a scuola".

- Secondo giorno: abbiamo letto ad alta voce i lavori appuntando su dei foglietti tutte le espressioni particolarmente felici.

- Terzo giorno: abbiamo impiegato una mattinata a riordinare questi foglietti.

- Quarto giorno: abbiamo riordinato la lettera seguendo lo schema fissato in comune.

- Quinto giorno: ognuno legge la sua soluzione e in seguito si stabilisce il testo comune composto sulle migliori espressioni di ognuno.

Questo testo risulta di 1128 vocaboli.

- Sesto giorno: si detta il testo.

- Settimo, ottavo e nono giorno: ognuno dice ad alta voce le correzioni che propone.

L‘arte dello scrivere consiste nel riuscire a esprimere compiutamente quello che siamo e che pensiamo, non nel mascherarci in migliori di noi stessi.

Gli autori di questa lettera hanno dai 12 ai 16 anni.

Un saluto affettuoso e a presto, suo

Lorenzo Milani

 

LETTERA DEI RAGAZZI DI BARBIANA

AI RAGAZZI DI PIADENA

 

Barbiana ,1.11.1963

Cari ragazzi,

questa lettera ha cinque capitoli. I ragazzi di prima media hanno preparato i primi due. I più grandi gli altri.

1.BARBIANA

Barbiana è sul fianco nord del monte Giovi, a 470 metri sul mare.

Se non ci fosse la scuola a tener fermi i nostri genitori Barbiana sarebbe un deserto. In tutto ci sono rimaste 39 anime.

I nostri babbi sono contadini o operai.

La terra è molto povera perché le piogge la portano via scoprendo il sasso. L ‘acqua scorre via e va in pianura. Così i contadini mangiano i loro raccolti e non possono vendere nulla.

Anche la vita degli operai è dura. Si levano la mattina alle cinque, fanno sette chilometri per arrivare al treno e un‘ora e mezza di treno per arrivare a Firenze dove lavorano da manovali. Tornano a casa alle otto e mezzo di sera. In molte case e anche qui a scuola manca la luce elettrica e l ‘acqua .La strada non c ‘era. L ‘abbiamo adattata un po’ noi perché ci passi una macchina.

2 .LA NOSTRA SCUOLA

La nostra scuola è privata.

è in 2 stanze della canonica più 2 che ci servono da officina.

D ‘inverno ci stiamo un po’ stretti. Ma da aprile a ottobre facciamo scuola all ‘aperto.

Ora siamo 29. Il più piccolo di noi ha 11 anni, il più grande 18. I più piccoli fanno la prima media. Poi c ‘è una seconda e una terza industriali.

Quelli che hanno finito le industriali studiano altre lingue straniere e disegno meccanico. Le lingue sono il francese, l ‘inglese, lo spagnolo e il tedesco.

L ‘orario è dalle otto di mattina alle sette e mezzo di sera. C ‘è solo una breve interruzione per mangiare.

Quando c‘è la neve sciamo un‘ora dopo mangiato e d ‘estate nuotiamo. Queste le chiamiamo materie scolastiche particolarmente appassionanti! Il priore ce le fa imparare solo perché potranno esserci utili nella vita.

I giorni di scuola sono 365 l’anno.

La domenica si distingue dagli altri giorni solo perché prendiamo la messa.

Nelle due officine imperiamo a lavorare il legno e il ferro e costruiamo tutti gli oggetti che servono per la scuola. Gli alunni più grandi insegnano ai più piccoli.

Per prendere i diplomi andiamo a fare gli esami come privatisti nelle scuole di stato.

 

3 .perché VENIVAMO A SCUOLA SUL PRINCIPIO

Prima di venirci, né noi né i nostri genitori, sapevamo cosa fosse la scuola di Barbiana.

 

 

Quel che pensavamo noi .

Non siamo venuti tutti per lo stesso motivo.

Per noi barbianesi la cosa era semplice:

La mattina andavamo alle elementari e la sera ci toccava andare nei campi.

Per quelli delle altre parrocchie i motivi sono stati diversi:

- Cinque siamo venuti controvoglia

All‘estremo opposto due abbiamo dovuto convincere i genitori che non volevano mandarci, la maggioranza invece siamo venuti d ‘accordo coi genitori.

- Cinque attratti da materie scolastiche insignificanti: lo sci o il nuoto oppure solo per imitare un amico.

Gli altri otto perché eravamo davanti a una scelta obbligata: o scuola o lavoro.

Comunque nessuno aveva fatto il calcolo di prendere un diploma per guadagnare domani più

soldi.

 

 

Quel che pensavano i nostri genitori .

Pare che invece questi calcoli siano normali nei genitori, almeno a giudicare dai nostri.

A sentir loro sembrerebbe che al mondo non ci fosse che il problema di noi stessi, del denaro, di farsi strada. Cioè sembrerebbe che ci educhino all‘egoismo. Mentre invece ci danno esempio di generosità: aiutano volentieri il prossimo e anche la loro cura per noi è un continuo dimenticarsi di se stessi. Spesso le loro parole non riflettono il loro vero pensiero, ripetono soltanto quel che il mondo usa dire.

 

4 .Perché VENIAMO A SCUOLA ORA

A poco a poco abbiamo scoperto che questa è una scuola particolare: non c ‘è né voti, né pagelle, né rischio di bocciatura o di ripetere.

Questa scuola dopo pochi giorni ha appassionato ognuno di noi a venirci. Non solo: dopo pochi mesi ognuno di noi si è affezionato anche al sapere in sé.

Ma ci restava da fare ancora una scoperta: anche amare il sapere può essere egoismo.

Il priore ci propone un ideale più alto: cercare il sapere solo per usarlo al servizio del prossimo. Per questo qui ci si schiera dalla parte dei più deboli: africani, asiatici, meridionali, italiani, operai, contadini, montanari.

Ma il priore dice che non potremo far nulla per il prossimo, in nessun campo, finché non sapremo comunicare. Per questo le lingue sono la materia principale.

Vorremmo che tutti i poveri del mondo studiassero lingue per potersi intendere e organizzare fra loro. Così non ci sarebbero più oppressori, né patrie, né guerre.

 

5 .TRA IL DIRE E IL FARE C ‘è DI MEZZO IL MARE .

A tutti noi piacerebbe vivere oggi e per tutta la vita all ‘altezza di questi ideali. Però siamo continuamente tentati a ricascare nella cura di noi stessi.

 

Nostra debolezza.

Alcuni di noi ogni tanto son capaci di trascurare una discussione per mettersi a contemplare un motorino come ragazzi di città.

E se oltre il motorino avessimo a disposizione cose più stupide (come il televisore o il pallone) non possiamo garantirvi che qualcuno non avrebbe la debolezza di perderci qualche mezz'ora.

 

 

Pressione dei nostri genitori e del mondo.

A nostra difesa però c’è che ognuno di noi è libero di lasciare la scuola in qualsiasi momento, andare a lavorare e spendere, come usa nel mondo.

Se diciamo in casa che vogliamo dedicare la nostra vita al servizio del prossimo, arricciano il naso.

La colpa non è loro, ma del mondo borghese in cui sono immersi anche i poveri. Quel mondo preme su di loro come loro premono su di noi.

Ma noi siamo difesi da questa scuola che abbiamo avuto, mentre loro poveretti non hanno avuto né questa né altra scuola.

 

 

 

Don Lorenzo morì a Firenze il 26 giugno 1967.

Volle essere seppellito a Barbiana.

Ora anche le ultime famiglie del popolo che erano resistite lassù per mandare i figli a scuola, sono scese al piano. La scuola è chiusa. I "ragazzi" sono sparsi per l ‘Italia e anche all‘estero, impegnati nel sindacato e nella scuola.

La domenica chi può sale a Barbiana a fare visita al Priore.

 

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