ISTITUTO TECNICO STATALE PER IL TURISMO
E LINGUISTICO MODERNO

MILANO

 

ESPERIENZA DIDATTICA SVOLTA NELL’ANNO 1997/98

INTORNO AL CIBO.....

di Rita Pavesi, Ave Ricci, Simonetta Venturino.

 

Perché occuparsi a scuola del cibo? Per far riflettere sulla sua valenza culturale, per esempio. Basti qualche suggerimento: la cultura della carne tra i popoli germanici contrapposta a quella mediterranea dell’olio, del pane e del vino e, a proposito della carne, quella allo spiedo ci evoca il nomadismo, quella lessata la scelta sedentaria, la casa.

Anche per le bevande il discorso è analogo: vino contro birra, caffè contro cioccolata. E le radici religiose dei vari popoli hanno profondi legami col cibo: dal cannibalismo rituale all’eucarestia, dalla manna ai cibi proibiti. Col cibo comunichiamo anche, evidentemente, quando lo rifiutiamo; il cibo unisce e divide. Abbiamo perciò pensato che questo argomento, trattato ampiamente nel cinema, si presti ad una approfondita riflessione che può coinvolgere ambiti disciplinari diversi. La letteratura italiana ci parla, attraverso il Boccaccio, del paese della cuccagna, presente in modo vivido nell’immaginazione dei contadini affamati del medioevo. Il povero e sciocco Calandrino è infatti affascinato da una montagna di formaggio sopra la quale si facevano maccheroni e ravioli (a proposito, si trattava di parmigiano grattugiato che era perciò già conosciuto allora). Grazie a Parini veniamo invece a sapere che la cucina vegetariana era già una moda nel Settecento ed era argomento di conversazione conviviale nelle sale da pranzo dei ricchi.

La storia ci parla di terribili carestie, della diffidenza degli europei di fronte ad alcuni dei nuovi prodotti provenienti dalle Americhe, di malattie devastanti come la pellagra; la geografia antropologica dei tanti riti legati al cibo (ancora oggi alcune popolazioni mangiano le ceneri dei propri antenati); la storia dell’arte ci mostra tante immagini di contadini intenti alla vendemmia o alla macellazione del maiale e di nobili che ostentavano il loro potere e la loro munificenza a tavola, immortalati in un tripudio di manicaretti raffinati e suppellettili preziose. Per non parlare delle più classiche nature morte o dell’estroso Arcimboldo.

Ma veniamo finalmente al cinema: decine sarebbero i film da proporre, abbiamo selezionato tra i tanti alcuni film scelti sia perché ci sono sembrati particolarmente significativi, sia perché sono gradevoli e si prestano quindi a favorire l’avvicinamento degli studenti al pianeta cinema (per esempio: "Il fascino discreto della borghesia" ci è parso troppo impegnativo e "La grande abbuffata" inadatto all’ambito scolastico). Le pellicole da noi utilizzate sono tre, ambientate in contesti molto diversi sia dal punto di vista spaziale che temporale per rendere più stimolante il confronto e più animata la discussione: Il pranzo di Babette di Axel, Come l’acqua per il cioccolato di Arau e Mangiare, bere, uomo, donna di Lee. Avviciniamo così situazioni molto differenti: partendo dal luteranesimo un po’ bigotto di un piccolo villaggio danese degli ultimi decenni dell’Ottocento (il punto di riferimento storico è la Comune di Parigi) ci spostiamo nella passionale atmosfera latino-americana degli anni della rivoluzione messicana per approdare all’odierna Cina di Taiwan, divisa tra la cultura occidentale e il richiamo della tradizione.

Come affrontare il nostro viaggio? Partendo, secondo noi, dalla considerazione che il cibo è comunicazione e ci trasmette perciò un messaggio culturale che dovremo interpretare. Nel primo film la componente religiosa è rilevante anche attraverso la simbologia utilizzata: i pesci delle prime sequenze (è interessante notare che nel racconto della Blixen tale riferimento è assente) il vitello d’oro dell’incubo di Martina, il calice versato: vino o sangue? sempre presente nel sogno, le inquadrature sulla tartaruga (letteralmente creatura del Tartaro). Attraverso il cibo assistiamo ad uno scontro tra la cultura pagana e quella cristiana, tra il godimento delle gioie terrene e lo spirito di rinuncia, il sacrificio. Il superamento della contraddizione tra carne e spirito attraverso l’arte, che qui è rappresentata dal capolavoro del pranzo che Babette offre alla piccola comunità di luterani, è ben espressa in questo film dove domina il silenzio e dove solo alla fine le voci si fondono in un canto corale di ringraziamento.

Dai tenui colori pastello del Nord Europa ci trasferiamo nell’abbagliante luce del Messico, dove le tinte calde e i profumi intensi di Come l’acqua per il cioccolato, ci introducono ad una passionale storia d’amore. Anche qui il cibo è protagonista dall’inizio alla fine del film, da una nascita che non a caso avviene in cucina, alla morte dopo un banchetto nuziale. L’elemento di continuità tra generazioni è qui proprio un libro di ricette che la narratrice, nipote della protagonista, riceverà come simbolo di una tradizione familiare che non deve interrompersi e che si perpetua attraverso i personaggi femminili. In questo film il cibo è, come nel pranzo di Babette, un atto d’amore ma assume una connotazione erotica là totalmente assente. Babette prepara il suo pranzo cercando la perfezione dell’arte che tutto risolve in un’armonia superiore, Tita dona se stessa anima e corpo all’amato Pedro che non ha potuto sposare. C’è in particolare una sequenza del film dove i petali delle rose che Pedro dona alla donna amata divengono, grazie a lei, ingrediente di un piatto di quaglie gustato in un silenzio carico di tensione erotica. Il cibo è quindi qui sublimazione di una comunione sessuale negata e la sorella di Tita, moglie di Pedro, che non sa amare, non sa neppure cucinare né digerire ciò che mangia.

In Mangiare, bere, uomo, donna il cibo è l’unico mezzo di comunicazione tra un padre e le sue figlie. Qui, a differenza che negli altri film, è l’uomo che cucina ed egli non crede che la sua arte raffinata possa essere tramandata attraverso la figlia. Il cibo accompagna i momenti cruciali della vicenda ed esprime un disagio affettivo quando non è consumato o gustato. Inoltre, come si diceva precedentemente, il cibo sottolinea il contrasto tra Oriente e Occidente: il padre vuole che la figlia prosegua la sua professione di manager ma nello stesso tempo cucina in modo tradizionale, la figlia minore lavora in un fast food e la bambina di una vicina di casa apprezza, come i suoi compagni d’asilo, i manicaretti elaborati che il protagonista le cucina. I conflitti affettivi tra il padre e la figlia prediletta si manifestano simbolicamente in lui con la perdita del gusto. Solo alla fine, quando la figlia potrà cucinare per lui, egli potrà nuovamente apprezzare il sapore dei cibi.

Superamento dell’antitesi tra materia e spirito, sublimazione del sesso e contrasto tra vecchio e nuovo sono i tre nodi concettuali alla base dei film presi in considerazione, che ci permettono di entrare in tre mondi diversi accomunati dalla centralità del cibo visto come strumento di comunicazione che risolve o catalizza i conflitti. Gli studenti riescono ad individuare questi temi grazie ad una discussione guidata dall’insegnante che, dopo la visione integrale dei film, ha cura di selezionare le sequenze più significative di essi e di verificare le conoscenze acquisite

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