Cara Abeille Etka, «come nell’arte, variandosi in infinito le forme, è
sempre una materia medesma che persevera sotto quella, come la forma
dell’albore è una forma di tronco, poi di trave, poi di tavolo, poi di
scabello, e così via discorrendo, tuttavolta l’esser legno sempre persevera;
non altrimenti nella natura, variandosi in infinito e e succedendo l’una
all’altra le forme, è sempre una medesma la materia»
tutta la vita è materia, materia infinita. Sia in atto che in potenza, sia che
abbia un'estensione - sia cioè sostanza corporea - sia che non abbia estensione
- e sia allora sostanza incorporea - è pur sempre materia, e «tutta la
differenza depende dalla contrazione a l'essere corporea e non essere corporea
[...] quella materia per essere attualmente tutto quel che può essere, ha tutte
le misure, ha tutte le specie di figure e di dimensioni; e perché le ave tutte,
non ne ha nessuna, perché quello che è tante cose diverse bisogna che non sia
alcuna di quelle particolari. Conviene, a quello che è tutto, che escluda ogni
essere particolare».
Sono le parole di Giordano Bruno, che, per caso, mi schiudono alcune nuove
riflessioni.
Come se il passaggio fra pensiero e parola, fra parola e azione, fra azione e
oggetto, fra oggetto e persona non potessero mai essere accertate finché la
netta distinzione e spiegazione di ognuno dei loro ruoli non fosse definito.
Spesso, le api come me hanno sete, di liberarsi, di uscire dall'alveare. Di
conoscere, soprattutto. Ma a quanto pare, altrettanto spesso possono capitare in
mani non propriamente incoraggianti, ed essere quasi schiacciate. Ciò che viene
a mancare è il confine fra materia ed emozione, fra concretezza e
fantasticheria. Così, Giordano Bruno, mentre parla di legno, che si trasforma
in tronco, poi in trave, poi in tavolo, in sgabello, ma rimane sempre legno,
rassicura il pensiero timoroso dell'ape che naviga senza sapere di avere alle
spalle qualcosa che la opprime, ma non vede. Il timore della sua stessa ingenuità.
Le domande e la curiosità restano la guida che ciascuna ape dispersa sul naivre
insicuro può far sua per sostentarsi, anche se non sempre basteranno a lei solo
le domande, ma un percorso per costruire nuove risposte, per trasformare quei
legni in tavoli, e sedie, e capanne. Allora, anche l'uomo-scimmia (come la
gallina-uovo?), sono della stessa materia che si trasforma, forse percorsa da un
principio a noi sconosciuto che fa da guida e da stimolo al plasmarsi della vita.
Ma com'è possibile che quel pensiero divenga così concreto da risultare Verità
e - azzardo - Materia?
Un piacere sarebbe conoscere la via verso il Tiglio, pur considerando i limiti
di ali arcaiche e consumate, come queste che porto.
Un gentile e caloroso saluto
Abeille Deborah